Vai al contenuto principale

STATO DI CAMBIAMENTO (in progress)

Concept: Elisabetta Consonni and Sivia Tagliazucchi. Device for vision and illustrations by Beatrice Pucci. Produced by Collettivo Amigdala and Fattoria Vittadini

"And my teacher taught me how difficult it is to see the dawn within the dusk’. (in Prospettiva Nevski by Franco Battiato )

Stato di Cambiamento is a project that aims to create a participatory action where the audience is invited to observe sites that are suspended in between the end of the function they were built for and the decision for a new intended use.

Is it possible to observe the exact moment when things change; the point when history might go in one direction or in the exact opposite? Is it possible to discern the signs of a transformation in something that seems motionless? The questions that drive the project reside in the utopian attempt to discern the exact moment of change, a moment that is necessary to first rest one's gaze on the suspension and to sharpen it in order to intercept micro-movements in the stillness transformation. The project is based on a critical approach to urban design applied to sites resulting from the legacy of the industrial twentieth century. We question how much room there is in urban design for the non-human, for surrendering to the meditation and suspension of non-anthropised places.

From this reflection comes the interest in a performative action that enhances first of all the act of observing, in order to intercept the zero degree of change of a place, before the human desires for development are projected onto it.

-------------------------------------------------------------------

Concept e reagia: Elisabetta Consonni and Sivia Tagliazucchi. Dispositivo per la visione e illustrazioni di Beatrice Pucci. Produzione di Collettivo Amigdala and Fattoria Vittadini.

"E il mio maestro mi insegnò come è difficile vedere l’alba dentro l’imbrunire”. (in Prospettiva Nevski di Franco Battiato )

Stato di cambiamento è un progetto che intende creare un’azione partecipativa in cui il pubblico è invitato ad osservare i luoghi che sono sospesi nell’attesa tra la fine della funzione per cui erano stati costruiti e la decisione di una nuova destinazione d’uso. E’ possibile osservare il momento esatto in cui le cose cambiano, il punto in cui la storia potrebbe andare in una direzione o in quella esattamente opposta? E’ possibile scorgere i segni di una trasformazione in qualcosa che sembra immobile? Le domande che muovono il progetto risiedono nel tentativo utopico di scorgere l’esatto momento di cambiamento, momento necessario prima di tutto per appoggiare lo sguardo sulla sospensione e acuirlo per intercettare dei micromovimenti nell’immobilità: tanto basta per chiamarsi trasformazione.

Alla base del lavoro c’è un approccio critico verso la progettazione urbanistica applicata ai siti che risultano dall’eredità del novecento industriale. Ci si chiede quanto nella progettazione urbanistica ci sia spazio per il non fare-umano, per arrendersi alla meditazione e alla sospensione dei luoghi non antropizzati. Da questa riflessione, l’interesse per un tipo di azione performativa che valorizzi prima di tutto l’atto dell’osservare per intercettare il grado zero del cambiamento di un luogo, prima che su di esso si proiettino desideri di sviluppo voluti dall’essere umano.